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Buongiorno a tutti. Ringrazio il moderatore che mi dà l'opportunità di presentare il progetto che già da un anno stiamo portando avanti. Naturalmente in questo anno si è lavorato sulla tecnologia, sugli strumenti che poi dovranno essere applicati direttamente sul campo.
Oggi il consumatore è alla continua ricerca di prodotti che siano prodotti di qualità, che siano prodotti che diano certezze. Rispetto a questi prodotti, il consumatore vuole avere delle cognizioni, delle cognizioni che sono, da una parte di tipo igienico-sanitarie, quindi garantiscano il consumatore dal punto di vista della salubrità, della salute, dall'altra parte vuole avere delle certezze rispetto alla qualità di questi alimenti e quindi vuole avere la percezione che l'alimento che va a consumare lo accontenti, accontenti le sue richieste. Però è chiaro che l'attenzione in questi ultimi anni, soprattutto a partire dalle crisi che si sono verificate nel settore zootecnico, dalla BSE, alla diossina e ai casi di afta che si sono verificati in Inghilterra negli anni passati, vuole avere anche una garanzia sull'origine di questi prodotti e sul processo produttivo che li hanno portati sulla tavola del consumatore. Quindi la tracciabilità di questi alimenti è diventato un fattore centrale da cui il consumatore non prescinde. In particolare per i prodotti a base di carne, l'Unione Europea ha emanata già da tempo delle norme che consentono di identificare e registrare gli animali e che consentono e che obbligano a rilasciare un'etichetta alla fase di commercializzazione e quindi già c'è in atto un sistema di tracciabilità che però già in queste norme veniva definito in un certo senso come passaggio intermedio verso un sistema più sicuro, più definitivo, tanto è vero che nelle norme comunitarie veniva menzionata la possibilità di utilizzare degli identificativi elettronici di questi animali sulla base dei progressi tecnologici che nel frattempo sarebbero intercorsi. Quindi l'identificativo elettronico ha in un certo senso dei vantaggi rispetto agli identificativi tradizionali che possono essere espressi in termini di frodi, quindi l'identificativo elettronico non può essere contraffatto o comunque difficilmente contraffatto, è sicuramente un dispositivo che non viene smarrito, così come invece si verifica con l'attuale sistema di identificazione e naturalmente dà certezza nel codice che è presente in quel sistema di identificazione. Considerato che la lettura avviene in maniera automatica, vengono messi da parte problemi di trascrizione del marchio che quotidianamente avvengono nelle normali pratiche di campagna. Inoltre è possibile automatizzare delle attività presso i macelli e presso gli allevamenti.
Nel 1993, l'Unione Europea si era già attivata per proporre, per incentivare degli studi che consentissero di fare progressi dell'ambito dell'identificazione elettronica e ha finanziato due progetti. Il Progetto Feuca e un Progetto Air 2304 che avevano proprio il compito di valutare se le tecnologie correnti all'epoca consentivano l'identificazione elettronica negli animali e potessero essere applicate poi su larga scala. Il Progetto Idea è conseguente a questi due progetti, aveva in effetti il compito di sperimentare su larga scala il sistema di identificazione elettronica nelle specie bovina, ovina e caprina e quindi di verificare anche il livello di perfezionamento di quei sistemi che erano stati sperimentati nella fase precedente. I risultati che il Progetto Idea ha messo in evidenza sono stati senz'altro positivi e rispetto alla permanenza di questi identificatori, quindi si sono potute accertare basse percentuali di smarrimento del marchio e quindi efficienza di lettura e quindi agevolazione delle pratiche quotidiane di campagna, ma soprattutto ha messo in evidenza che il sistema di identificazione elettronica può essere adoperato negli animali ad allevamento e quindi si auspica una evoluzione del sistema identificativo che vada verso un sistema più sicuro come potrebbe essere questo dell'identificazione elettronica.
Nelle prospettive che il Progetto Idea ha indicato comunque veniva considerata la possibilità di un miglioramento nell'utilizzo del trasponder, evidentemente anche in funzione dei progressi tecnologici che nel frattempo si fossero acquisiti. Quindi si è auspicato che, a seguito dei risultati positivi del Progetto Idea, si usassero dei trasponder che consentissero quindi la memorizzazione di dati e quindi trasponder del tipo legis (?)e quindi in un certo senso avere un passaporto elettronico che accompagni l'animale per tutta la sua vita, addirittura è possibile associare a questo sistema elettronico dei dispositivi che accompagnano le carcasse dopo la macellazione fino al dettaglio .......... delle tecniche di comparazione attraverso l'esame del DNA che consentissero quindi di verificare se il sistema di tracciabilità in questo caso è efficiente.
Sulla base di queste premesse, è nato il progetto Ogni animale racconta se stesso, sistema di controllo a distanza per animali di specie diverse. Il progetto vuole fare un ulteriore passo avanti rispetto ai risultati che sono stati acquisiti dal Progetto Idea, considerato che oggi la tecnologia mette a disposizione degli strumenti che consentono di avere un passaporto elettronico che consente di memorizzare questi dati all'interno del microchip. Quindi il progetto prevede l'uso di un trasponder leggi e scrivi in grado di memorizzare informazioni anagrafiche dell'animale e quindi quello che oggi viaggia con un passaporto cartaceo che accompagna l'animale in tutti i suoi spostamenti, viene memorizzato all'interno del microchip e quindi viene reso disponibile in qualunque punto l'animale si trovi. Inoltre è possibile memorizzare all'interno del microchip delle attività di controllo e attività sanitarie che quotidianamente i servizi veterinari svolgono su questi animali e quindi è possibile registrare una situazione sanitaria dell'animale stesso. Inoltre possono memorizzare e quindi tracciare nel microchip gli spostamenti che l'animale subisce nel corso della sua vita e quindi i passaggi di proprietà e quindi gli spostamenti da un allevamento all'altro. Quindi c'è la possibilità direttamente sul campo di verificare la tracciabilità del capo.
I vantaggi che questo tipo di tecnologia consente e assicura sono riferibili al trasferimento delle informazioni lungo tutta la filiera. Portandosi dietro l'animale le informazioni, queste possono essere aggiornate presso i diversi allevamenti attraverso cui passa o anche al macello, oppure, trasferendo le informazioni a questo punto sulla carcassa, anche successivamente all'operazione di macellazione e quindi presso i laboratori di sezionamento, fino al dettaglio. E quindi alla macellazione possono essere rese disponibili queste informazioni presenti sull'animale, per il debito informativo che il macello ha, verso il Ministero per esempio. Ai sensi della normativa vigente, il macello deve trasferire le informazioni della macellazione al Ministero. In questo caso al centro servizi nazionale che è la banca dati nazionale che detiene tutte le informazioni. Quindi quelle operazioni possono essere automatizzate e accelerate. Come pure possono essere messi in piedi programmi di supporto alla tracciabilità delle carni e programmi di valorizzazione dei prodotti a denominazione d'origine protetta, indicazione geografica o prodotti comunque che aderiscono a disciplinari di produzione ben precisi. Quindi al consumo, attraverso naturalmente il passaggio lungo tutta la filiera, al consumo si potrà avere una stampa dell'etichetta che deriva a questo punto dalle informazioni presenti sul microchip e non accedendo a una banca dati remota che deve mettere a disposizione attraverso un sistema complesso che può essere le connessioni alla linea pubblica Internet e comunque sottoposte anche a inconvenienti di tipo tecnico, può stampare l'etichetta accedendo esclusivamente alle informazioni presenti sul microchip. In questo caso può avere un miglioramento della trasparenza delle condizioni di produzione e commercializzazione, quindi attraverso l'etichetta arricchita e l'anagrafica dell'animale e quindi sappiamo con esattezza di chi si tratta, qual è la sua razza, la nascita di quell'animale, compresi anche i passaggi di proprietà e quindi le aziende dove si è svolto l'allevamento.
Questo può essere un incentivo in più ad avere la cognizione di che cosa l'animale ha passato durante tutta la sua vita negli allevamenti, gli allevamenti possono essere qualificati con dei sistemi di produzione che vengono praticati all'interno degli allevamenti e quindi avere un'ulteriore indicazione, quell'animale è stato presso un allevamento intensivo, oppure l'animale è transitato presso un allevamento di tipo brado e pratica un tipo di allevamento completamente diverso e sicuramente a livello estensivo è più naturalistico.
Un altro obiettivo che il progetto si pone è quello di stabilire qual è la localizzazione più opportuna del microchip sull'animale. Noi proveremo e faremo la sperimentazione su tre tipi di allocazioni del microchip: sottocutaneo, nella marca auricolare, quindi nell'attuale marca che viene adoperata per l'identificazione tradizionale e in un bolo ruminale. Alla fine della sperimentazione potremo verificare quale dei tre sarà il migliore, magari tenendo conto delle condizioni di allevamento specifiche. In alcune realtà sarà meglio usare il bolo, in altre realtà potrebbe essere più indicato usare un sottocutaneo oppure laddove le perdite del trasponder sono .......... le marche auricolari sono estremamente limitate perché gli animali sono contenuti in box, magari per velocizzare le azioni di identificazione degli animali può essere presa in considerazione anche una marca auricolare.
Gli enti che finanziano il progetto sono, come è stato detto più volte dai relatori che mi hanno preceduto, sono la Regione Lazio, il Ministero della Salute e la Wincat che mette a disposizione la tecnologia che andiamo a sperimentare. Il progetto è stato presentato alla Commissione Ricerche del Ministero della Salute come ricerca finalizzata 2002. Gli enti che partecipano alla ricerca sono dieci, tra cui figurano sei istituti zooprofilattici e l'Università degli Studi Torvergata con il Dipartimento di Ingegneria elettronica. Il Dipartimento di ingegneria elettronica farà degli studi sulla bontà del sistema che si va ad adoperare e sulle caratteristiche quindi di questo sistema e farà delle misurazioni, o meglio, metterà a punto una procedura che consentirà di fare misurazioni su campo elettromagnetico creato da questi strumenti per verificare che gli animali e gli operatori che lavoreranno con questi attrezzi, non siano sottoposti a un qualche cosa di indesiderato. I sei istituti zooprofilattici che partecipano alla ricerca si occuperanno dell'applicazione pratica e operativa del progetto. La presenza radicata di questi istituti sul territorio assicura l'attività sulle regioni di competenza e quindi gli allevamenti e gli animali che si andranno a scegliere per l'identificazione tiene conto delle specifiche caratteristiche delle regioni coinvolte in questo progetto.
Per quanto riguarda le specie animali, sono sei specie animali, più una serie di animali selvatici che, come ha detto già il Dott. Brizioli, verranno identificati a cura dell'unità operativa dell'istituto zooprofilattico del Piemonte e Valle d'Aosta, precisamente dal centro di malattie degli animali selvatici. In questi animali è interessante verificare gli spostamenti che questi animali compiono nella loro attività perché è interessante seguire ai fini del monitoraggio delle malattie trasmissibili all'uomo e agli animali domestici, da questi animali che comunque vagano nel territorio.
Per quanto riguarda i bovini, saranno oggetto di identificazione animali che si trovano in condizioni di allevamento diverse e quindi allevamenti intensivi da carne, vitelli e vitelloni soprattutto, vacche da latte, allevamenti dove si pratica la linea vacca-vitello, sia stabulati che allo stato brado.
Negli ovini l'identificazione elettronica riguarderà anche gli agnelli. Qui nel Lazio c'è un disciplinario di protezione dell'abbacchio romano, quindi in quel caso avere la certezza della provenienza di quel tipo di prodotto può essere fondamentale, quindi presso una macelleria avere un animale accompagnato da un identificativo elettronico dove c'è scritto dove l'animale è nato, che può essere un allevamento della campagna romana. Naturalmente sono coinvolti anche gli adulti degli ovini e caprini perché, come sappiamo, tra poco tempo dovrà essere applicata la normativa comunitaria che riguarda proprio l'identificazione e la registrazione degli ovi-caprini, quindi quello che già si fa per i bovini, dovrà essere fatto anche per gli ovini.
Per quanto riguarda i suini soprattutto se ne occuperà l'istituto zooprofilattico della Lombardia e dell'Emilia e l'istituto zooprofilattico dell'Umbria e delle Marche. Verranno identificati animali all'ingrasso perché naturalmente anche in quel caso potrebbe essere seguito anche il prodotto trasformato, quindi il prosciutto che contiene l'identificativo; che contiene esternamente, è chiaro, l'identificativo elettronico e consentirà di risalire all'allevamento in cui quel capo è stato ingrassato. A questo punto vi sono delle attività che gli operatori che verranno acquisiti per il progetto dovranno effettuare negli allevamenti e si tratta quindi dell'applicazione del microchip, di registrare i dati all'interno del microchip, di effettuare in alcuni casi il prelievo del materiale organico che servirà poi per la tracciabilità, per la verifica della tracciabilità alla fine del processo di produzione e quindi verifica periodica della permanenza del microchip sugli animali. Al macello, anche qui ci sarà una verifica che è il rilevamento dei dati inseriti sul microchip e quindi dei dati che sono stati registrati precedentemente e registrare le informazioni riguardo alla macellazione e quindi già una prima verifica sulla tracciabilità del sistema può essere fatta al momento della macellazione. Al dettaglio, quindi, ci sarà l'emissione dell'etichetta e la verifica dei dati presenti sull'etichetta, che corrispondono esattamente a quello che rappresentava l'animale. Anche qui verrà fatta la verifica della tracciabilità attraverso l'esame del DNA. Naturalmente durante tutta l'attività ci saranno una serie di verifiche che vanno dalle verifiche sulle condizioni dell'animale che è stato identificato con il trasponder, nonché dei prodotti che derivano dall'animale, quindi esami sul prodotto carne e sul prodotto latte per verificare che non ci siano interferenze e naturalmente al dettaglio la verifica sulla tracciabilità del prodotto.
Per quanto riguarda l'architettura del sistema ci sarà una banca dati centralizzata di progetto presso l'istituto zooprofilattico del Lazio e Toscana che viene alimentato da tutti gli operatori del settore. L'alimentazione di questo avviene in modo completamente automatico nel momento in cui il dato viene trascritto sul microchip. Quindi è contemporanea la trascrizione del dato sul microchip a quella che viene poi registrata in banca dati di progetto.
Riassumendo un po' quello che avviene a livello di operazione pratica, a livello di microchip, quando l'animale nasce, viene comunque acquistato da un paese comunitario, un paese terzo, i dati anagrafici dell'animale vengono registrati sul microchip. Vengono registrati sul microchip i dati che si riferiscono ai controlli sanitari e, quindi, viene registrata la situazione sanitaria dell'animale e vengono registrati i movimenti che l'animale subisce nel corso della sua vita. Al macello vengono registrati i dati della macellazione, ma in quel momento c'è una produzione di microchip figli rispetto a quello di origine, che verranno apposti sulle mezzene o sui quarti e quindi proseguiranno, accompagneranno in questo caso, il prodotto fino alla macelleria che sarà in grado, accedendo dalle informazioni presenti solo sul microchip, di stampare l'etichetta.
I dati presenti sul microchip quindi, li riassumiamo di nuovo, sono quelli relativi all'anagrafica con il passaporto elettronico, la situazione sanitaria, la movimentazione che ha subito e i processi di macellazione. Questo in maniera schematica, quando l'animale al mattatoio passa attraverso l'antenna, i dati vengono letti e viene prodotto automaticamente il microchip che viene apposto sulla carcassa. Le carcasse a questo punto che andranno alla macelleria sono accompagnate dal microchip, letto il microchip, stampata l'etichetta da fornire al consumatore con il prodotto acquistato, oppure possono essere messi dei cartelli informativi per i clienti. Può anche essere messo a disposizione un computer che consenta di verificare, inserendo lì la marca auricolare, tutto il processo produttivo, comprese anche delle informazioni accessorie che sono dell'allevamento. Informazioni accessorie che non sono presenti sul microchip, ma cui è possibile accedere afferendo quindi alla banca dati centrale di progetto. A questo livello la tracciabilità viene confermata dal controllo a campione che verrà fatto tra la fettina che si compra e il materiale che è stato prelevato al momento della prima identificazione del soggetto.
Io a questo punto avrei finito.
Noi abbiamo messo a punto una dimostrazione pratica per far vedere il punto in cui si è arrivati con il progetto in questione e quindi quello che faremo oggi è registrare su un microchip, immaginiamo un animale nasce, si registrano su un microchip le informazioni anagrafiche dell'animale e quindi si ha la fase di prima registrazione. La prima registrazione prevede anche un movimento di ingresso nell'allevamento dove l'animale è nato e quindi si ha un primo movimento della tracciabilità di questo animale. Ipotizzeremo un passaggio da un allevamento a un altro, successivamente il passaggio al macello e infine presso il dettaglio quali sono le informazioni che è possibile stampare sull'etichetta e quelle che è possibile vedere su un computer accedendo quindi a una base dati remota, che non sia quella del microchip. Quindi in pratica con un'antenna da tavolo faremo la prima iscrizione dell'animale, questa prima iscrizione potrà essere verificata con una lettura sempre con un'antenna da tavolo delle informazioni presenti sul microchip e quindi abbiamo nel trasponder la presenza dei dati relativi al passaporto dell'animale; successivamente facciamo un'operazione di uscita dell'animale da quell'allevamento, naturalmente quello che non facciamo oggi è l'apposizione del microchip sull'animale, perché magari è un'operazione abbastanza complessa che si è preferito non fare oggi. Quindi, mentre la prima iscrizione viene fatta su un microchip separato quindi dall'animale, tutte le altre informazioni verranno scritte su un microchip presente sull'animale. Sono stati presi animali di piccola taglia, quindi un vitello, un bufalotto e una capra perché animali grandi magari potevano dare qualche problema in quanto più irrequieti, in quanto si contengono più difficilmente e quindi faremo un'operazione di uscita dell'animale dalla stalla di prima iscrizione e l'ingresso dello stesso animale nella stalla di destinazione. Quindi di conseguenza abbiamo la possibilità di inserire dati relativamente ai controlli sanitari e quindi sarà aggiornato il trasponder con la situazione sanitaria. Quindi i dati della movimentazione sono inseriti sul microchip e ci sarà quindi la tracciabilità dell'animale. Si simulerà un'uscita dell'animale da quella stalla per direzione macello e poi c'è la fase di ingresso al macello, quindi un'ulteriore fase di movimentazione. Al macello verranno apposti dati relativi alla macellazione e quindi numero di macellazione, data di macellazione, peso della carcassa, si possono inserire anche informazioni che riferiscono la carcassa e quindi più o meno di buona qualità, più o meno eccellente, la conformazione e quant'altro e quindi non faremo naturalmente la fase di macellazione, ma passeremo ipoteticamente su un tavolo di una macelleria dove, facendo leggere il microchip a un sistema di lettura, abbiamo l'emissione dell'etichetta con tutti i dati memorizzati sul microchip ed esclusivamente i dati memorizzati sul microchip, senza accedere a un sistema remoto. Grazie.
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